Mostra fotografica Sguardi dal Nilo di Federico Cicero

Fermare il tempo in un’immagine, promuovere il dinamismo nel pensiero dell’osservatore: è questa, forse, una delle caratteristiche, delle valenze, della fotografia. Un’arte che si serve della tecnica, della tecnologia. Un’arte che è strumento per comunicare, per informare. Un’arte che è linguaggio espressivo ed è passione.

Ed è la passione che distingue ‘Sguardi dal Nilo‘, prima mostra fotografica di Federico Cicero, giovane romano che ha orientato il suo sguardo nella comprensione dell’altro da sè. La personale sarà ospitata da ‘Luppolo e Farina‘, locale romano dove il gusto e l’attenzione alla gastronomia e alle birre si coniugano al bello che è proposto da artisti esordienti. ‘Sguardi dal Nilo’ sarà inaugurata il 7 settembre e sarà visitabile fino al 5 ottobre.Alla vigilia dell’esordio della sua personale, Federico Cicero ha condiviso alcuni suoi pensieri sulla fotografia. Sul significato ‘utile’ che essa ha per lui, autore di uno sguardo, prima che di un clik:Per me, dei tanti tipi di fotografia che esistono, a due può essere riconosciuto un merito artistico: uno di questi rappresenta l’ideale; l’altro rappresenta la realtà. Le fotografie che rientrano nella prima di queste due categorie, possono avere o non avere la scena modificata da luce artificiale, sfondi, post-editing [...]. Quello che tutte le fotografie ideali fanno è rappresentare l’impressione e i sentimenti che l’immagine trasmette a chi la immortala. Non è semplice come può sembrare”. Così Federico, che continua: Ma la tipologia di fotografia che più mi interessa è quella che rappresenta la realtà del mondo. Questo non vuol dire che queste fotografie non possono essere alterate, ma solo in modo tale da esaltare quello che effettivamente rappresentano, senza sottrarre o aggiungere nulla. I fotografi che hanno elevato questa forma di tecnica al livello artistico non hanno fatto semplicemente affidamento solo sulla propria reattività e capacità di cogliere l’istante, ma piuttosto su quella di saper entrare in comunicazione con il soggetto rappresentato e con colui che osserva, per trasmettere l’atmosfera, il sentimento e la sensazione di trovarsi in quel posto in quel momento.

La fruzione di una foto, in genere di un’opera d’arte, non può esulare dal senso critico singolare del suo osservatore, pertanto, si chiede il fotografo romano:

Ma allora come si guarda una fotografia? Una buona fotografia dovrebbe riuscire a raccontare una storia in assoluto, senza un testo a supporto. L’immagine infatti è sempre stata il primo mezzo per condividere informazioni. E ciò è valido ancora oggi. Ma questo non vuol dire che aggiungere un titolo o un commento equivale ad ammettere il fallimento del mezzo di comunicazione o del fotografo stesso. Il titolo può svolgere il compito di guidare l’osservatore nella direzione dell’animo del fotografo portandolo ad intuire e poi realizzare la sfumatura del significato intrinseco dell’immagine da lui desiderata.Per Federico Cicero, quindi, alla genesi di uno scatto ci sono la messa a fuoco di un pensiero, un interrogativo, un impegno doveroso:Se accettiamo che la fotografia sia un arte allora, come nella filosofia, non c’è un giusto o sbagliato in assoluto. Non è una scienza e anche il solo definire “giusto” e “sbagliato” è un argomento a sé. [...]. Ogni immagine è niente più, niente meno che lo sguardo interpretativo del fotografo di un piccolo spicchio di un grande mondo. Il punto è che bisogna essere sempre pronti domandarsi perché, prevedere ed essere consapevoli delle conseguenze delle azioni/interpretazioni. Sia come osservatore/comunicatore, sia come osservatore/ricettore.

 

Lascia un commento