Mostra fotografica by Maurizio Valoppi

HOMEFLOWERS

A new life

Fotografie di Maurizio Valoppi

 

 

 

 

 

Recensire una raccolta di fotografie. Compito davvero arduo, quando le fotografie sono quelle raccolte sotto il titolo “Homeflowers”, perché non si tratta di leggere delle immagini, bensì di penetrare nell’intimo mondo delle emozioni di Maurizio Valoppi. E siccome io sono faziosamente ammiratore di queste immagini, il compito diventa pressoché impossibile senza perdere la misura di un giusto equilibrio, come si conviene ad una recensione critica.

Ma è giusto provarci. Comunque.

Una prima osservazione, che strumentalmente vorrei fare per prendere un po’ di fiato prima di andare al compito vero, è che queste immagini ispirano un assoluto, sfacciato senso di pulizia (nel senso di nettezza delle immagini), che non è minimamente disturbato dagli accorgimenti che hanno dato luogo a questo stravolgimento della realtà ideato dall‘autore per il “piacere di rivivere la natura“, come dice egli stesso. Poiché gli “effetti speciali” non sono il frutto di elaborazioni consentite dall’utilizzo di programmi digitali, ma quasi per interezza dalla applicazione “in macchina” di soluzioni tese alla sovrapposizione di immagini, il risultato evidenzia l’inequivocabile progettualità che ha indirizzato l’autore nel voler far emergere, in modo non banale, il suo rapporto emotivo con i fiori, emblema di una natura amica come fa intuire il titolo della raccolta, ma anche la inequivocabile padronanza della tecnica fotografica. Ma questo è nella natura delle cose, conoscendo il percorso formativo in campo fotografico di Maurizio Valoppi. Che non è nuovo, tuttavia, a immagini “appositamente sbagliate” per comunicare emozioni, che si affiancano a immagini “volutamente perfette” per descrivere realtà, oggetti.

Spero che sia sufficientemente chiaro il senso di questo ricorso all’errore fotografico pur in presenza di tecnica e consapevolezza delle opportunità della tecnica. Immagini che si fondono, si confondono, si annegano, si trasformano in altre immagini facendosi evanescente leggerezza, raccontano senza possibilità di equivoco dell’obbiettivo intenzionale di Maurizio Valoppi di arrivare all’annullamento della realtà come elemento che, oggettivando gli oggetti (mi si perdoni il gioco di parole), lascerebbe il messaggio dell’autore su un piano esterno rispetto alla sfera definitivamente interiore che foglie, petali, colori scomposti in “forme non forme” aprono alla lettura delle immagini in questione. Non mi sembra un caso che il titolo della raccolta in esposizione sia “Homeflowers” con un anglicismo che nel caso specifico devo approvare senza se e senza ma.  Non “fiori di casa” (anche se, forse, sono proprio fiori trovati in casa, quelli che hanno stimolato la fantasia dell’autore), ma “fiori del proprio io”, fiori immaginari per raccontare uno stato emozionale dominato da ricordi di profumi, da squarci di colore, da frammenti della memoria visiva evocativi di sensazioni, meglio di sollecitazione dei sensi. Fiori della propria home, sweet home, fiori della fantasia attraverso “Homeflowers”. Fiori recisi eppure riportati a nuova vita, quella nuova vita che solo una originale sensibilità artistica può aver pensato di donare loro.

Insomma, una esposizione di fotografie che dimostrano come la creatività di Maurizio Valoppi abbia saputo trascendere la sostanza delle cose per comunicare le sue emozioni. Con successo.

 

 

Marco Romualdi

 

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